Intervista ad Attilio Fontana

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Ormai, ci siamo quasi. A quel momento in cui quel che si doveva dire è stato detto, quel che si doveva fare è stato

fatto: le centinaia e centinaia di mani strette, i chilometri corsi in giro per la Lombardia, le storie ascoltate, la gente.

Tra poco, il silenzio: quel silenzio che precede la giornata in cui i lombardi sceglieranno il loro presidente, il giorno del

voto. Attilio Fontana ha lo sguardo stanco di una campagna elettorale senza fiato, concentrata in poche settimane e

per questo intensissima, ma anche lo sguardo soddisfatto. Quello di chi non vede l’ora di iniziare a lavorare per la sua

Lombardia.

 

Attilio Fontana: provi a guardarsi indietro e ripercorrere l’ultimo mese. Che cosa vede?

Rivedo una regione meravigliosa, che ho avuto la fortuna di conoscere meglio toccandone gli angoli più nascosti per

scoprire ogni volta un’eccellenza diversa. Questo mese è stato bellissimo: sembrerà riduttivo e banale dire così ma

è proprio l’aggettivo giusto: bellissimo. Ho toccato con mano un popolo con la schiena dritta, un popolo forte di una

creatività fuori dal comune e la capacità unica di combinare la creatività con la determinazione. Il lombardo è così: il

lombardo pensa, e fa.

 

Trovi un’espressione per definire la sua campagna elettorale: una riga, non di più.

Quattro parole: “più bella che faticosa”. E siccome è stata davvero molto, molto faticosa immaginate quanto possa

essere stata bella.

 

Ci sta dipingendo una regione praticamente perfetta. Quindi, sarà tutto facile per il prossimo Governatore…

No, non scherziamo. C’è tanto, tantissimo da fare. Il mondo sta cambiando a una velocità folle, bisogna accettare e

rendersi conto di questa cosa. Tanti risultati sono stati raggiunti, grazie a un ottimo lavoro: ma bisogna andare avanti,

bisogna portare avanti il cambiamento e accompagnarlo.

 

Per esempio?

Per esempio: il lavoro fatto con la formazione professionale è stato importante e bellissimo, bisogna andare avanti

su questa strada. Ma allo stesso tempo rendersi conto che il mondo del lavoro è cambiato, bisogna comprenderne le

variazioni e calibrarci su di loro. Bisogna continuare a correre.

 

Sia sincero: quando ha detto a sua moglie che si sarebbe candidato come presidente della Regione, lei come l’ha

presa?

Non mi ha mandato al diavolo. Ma quasi.

Eppure. Dopo il termine del suo mandato da sindaco di Varese, ha sempre raccontato a tutti i cittadini che la

fermavano che sarebbe tornato a fare l’avvocato. Ma che il suo ruolo di amministratore le mancava, molto.

Ed è la verità, mi mancava e mi manca. Altrimenti non avrei mai accettato una sfida come questa. Se non avessi

ancora dentro il tarlo della politica, la passione per l’amministrazione, il desiderio di mettermi a fianco dei cittadini:

ecco, mi sarei già ritirato nel mio orticello.

 

Perché è importante che al suo fianco ci sia una lista civica come quella per Fontana Presidente?

Per dimostrare che non ci chiudiamo ai partiti, per dare la possibilità donne e uomini comuni di dare il loro contributo

e mettere a disposizione le loro esperienze e per dare la possibilità ai cittadini di votarli. A tutti quelli che sono stufi

della solita politica, a tutti quelli che sono arrabbiati, dico una cosa molto semplice: votate per la lista civica.

 

Chi sono i candidati, all’interno della sua lista civica?

Persone validissime, tutte: e questo l’ho scoperto giorno dopo giorno. Persone diverse tra loro ma accomunate

dalla passione, dall’amore per questa terra, dalla voglia di fare e mettersi in gioco. Meriterebbero tutte di entrare

in consiglio regionale ma purtroppo non sarà possibile. A chi resterà fuori consiglio, dal profondo del cuore, dico di

continuare a fare politica: perché c’è bisogno di gente così.

 

Se dovesse isolare un episodio, uno solo, in questa campagna elettorale: quale sceglierebbe?

Tra i tanti, uno in particolare. Una signora, italiana, che abita nelle case popolari all’estrema periferia di Milano. Una

zona complicata, dove spadroneggia la criminalità e dove vivere è difficile. Ho detto a questa signora che avremmo

iniziato i lavori di ristrutturazione, e lei mi ha stupito rispondendomi di lasciare perdere: che non era il caso. Mi ha

detto di non sprecare denaro pubblico per sistemare qualcosa che nel giro di pochi mesi sarebbe stato di nuovo

rovinato. Ecco, questa signora mi ha colpito.

 

Perché?

Per due motivi. Mi ha colpito il suo senso civico, il suo desiderio di farsi da parte e la sua richiesta di impiegare le

risorse pubbliche per altri scopi, la sua generosità. Ma allo stesso tempo mi hanno colpito la sua rassegnazione e

la sua dignità: dobbiamo restituire speranza, dobbiamo restituire voglia di futuro. Per questa signora, per i nostri

giovani. Questo è il motivo per cui sto chiedendo il voto ai lombardi.

 

Un aggettivo per definire Giorgio Gori.

Preparato. Ha un’idea completamente diversa dalla mia, ma riconosco la sua competenza.

 

Lunedì sera, spoglio terminato: la chiamano e le dicono che ha vinto Gori. La prima cosa che fa?

Andrò a dormire. Perché lunedì sera sarò molto stanco.

 

Lunedì sera, spoglio terminato: la chiamano e le dicono che ha vinto Fontana. La prima cosa che fa?

Andrò a dormire. Perché lunedì sera sarò molto stanco. Ma prima stapperò una splendida bottiglia di vino che mi

hanno regalato ieri in Valle Sabbia.